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Enciclopedia | Il nome delle Dolomiti

Dèodat de Dolomieu

Dolomieu:
Dèodat de Dolomieu, allora 40enne, a Roma nel 1789, nel ritratto della pittrice svizzera Angelica Kauffmann. È l’unico dipinto documentato dell’esploratore francese.

Il nome delle Dolomiti

Una strana storia

La scoperta della dolomite e la successiva denominazione di un’intera area appartengono a quelle storie dell’umanità in cui il caso, gli intrighi, gli aneddoti conducono alla fine a qualcosa che non era stata programmata né era prevedibile. Il 23 giugno 1750, nella località francese di Dolomieu nacque il nobile francese Dieudonné-Silvain-Guy-Tancrède de Gratet de Dolomieu. L’esito avverso di un duello lo fece finire, ancora giovane, in prigione. Venne condannato all’ergastolo e fu solo grazie ai rapporti con alcuni amici, così come all’intervento di Papa Clemente XIII che, dopo pochi mesi, venne scarcerato. Dolomieu iniziò ben presto a interessarsi di scienze naturali. A 26 anni, vagò per mezza Europa entusiasmandosi per svariati fenomeni. Tutte queste ricerche dell’autodidatta, il quale fece valere il suo influsso anche nei circoli mondani nonché politici, gli valsero persino l’appartenenza all’“Institut de France“, la celebre Accademia francese. A metà del 1789 Dolomieu fece un viaggio in Tirolo assieme al suo discepolo Fleuriau de Bellevuel. In diverse località, già nelle vicinanze del Brennero, così come sovrapposti sul porfiro tra Bolzano e Trento rinvennero un tipo di roccia singolare, che rassomigliava totalmente al calcare, ma che a contatto con l’acido cloridrico non schiumeggiava. Nel luglio del 1791, nel “Journal de Physique“ venne pubblicato un saggio rivolto da Malta al botanico francese Picot de la Peyrouse, il quale si occupò di un nuovo tipo di calcare. Su richiesta di Nicolas de Saussure, figlio di Horace Bénédict de Saussure, il primo scalatore del Monte Bianco e al contempo un mineralogista esperto, il 31 ottobre 1791 gli fece pervenire nel complesso dodici campioni.

Dolomieu propose dapprima il nome “Tyrolensis“, per poi cambiare idea quando riconobbe che la pietra appena scoperta non era presente solo in Tirolo. Nello stesso istante propose il nome Saussurite in onore del padre Nicolas de Saussure. Nel marzo del 1792 sempre nel “Journal de Physique“ apparse un articolo di Saussure dal titolo “Analisi della dolomia“ che anticipò indirettamente il futuro nome.
Anche se questo carbonato doppio di calcio e magnesio descritto nel dettaglio era divenuto noto in passato con un’infinità di denominazioni, da “spato“ a “spato perlato“, questo nome iniziò a prevalere. Dolomieu in persona fu il primo che orgogliosamente ne fece uso. Nel 1794 Richard Kirwan introdusse questo nuovo tipo di roccia quale minerale a sé stante. Questo tuttavia fu solo l’inizio di una battaglia pluriennale circa l’introduzione del nome come roccia o come montagna. Frattanto Dolomieu rivolse il suo interesse ad altre passioni: divenne un acceso sostenitore di Napoleone Bonaparte e fece carriera in politica. Nel 1798 partecipò con Napoleone Bonaparte alla campagna d’Egitto, il che si sarebbe ben presto rivelato un grave errore. Durante il suo viaggio di ritorno la barca subì una rottura nei pressi di Taranto. Venne catturato e imprigionato a lungo in condizioni disumane in segno di vendetta. Essendosi ammalato, nel 1801 venne liberato ed ebbe abbastanza tempo prima di morire per avventurarsi nel suo ultimo viaggio sulle Alpi. Il 16 novembre 1801 Dolomieu morì all’età di 51 anni. Nel 1837 l’editore Murray di Londra pubblica “Murrays Handbook Southern Germany”, in cui include anche la zona delle Dolomiti. Il libro vuole presentare a quella fascia sempre più ampia di viaggiatori paesaggi, persone e culture diverse. Con un lessico pregno di un entusiasmo fino ad allora sconosciuto, l’autore descrive i suoi viaggi nelle Dolomiti. “Sono diverse dalle Alpi. Attirano l’attenzione del viaggiatore per la loro unicità, per le loro particolarissime forme fatte di spuntoni rocciosi e vette bizzarre, nude e “spezzate”. Alcune svettano come obelischi, altre come torri aguzze; ma vi sono anche rocce dentellate, simili alle fauci di un alligatore, e pareti alte svariate centinaia di piedi circondano valli molto strette”. La forti parole di quest’autore, ormai dimenticato, diventano leggenda. Le sue descrizioni entusiasmano un vasto pubblico e gettano le basi per l’interesse di molti curiosi. Qui si parla già delle “montagne delle Dolomiti”, che vengono rappresentate con un disegno. Non passa molto tempo: infatti tra 1861 e il 1863 due ricchi signori inglesi Josiah Gilbert e George Cheetham Churchill visitano queste zone e pubblicano poi a Londra, sopraffatti dalla bellezza della zona, un libro dal titolo “The Dolomite Mountains”, in cui con un linguaggio fiorito descrivono il maestoso paesaggio con le sue imponenti vette e cime assai pronunciate. Da buon pittore, Gilbert arricchisce il testo con molti disegni, mentre Churchill inserisce le sue conoscenze specialistiche. E sono proprio il modo così approfondito di occuparsi del paesaggio, delle persone, ma anche della loro cultura e delle meraviglie della natura a far sì che il nome “Dolomiti” si radichi profondamente nella sensibilità dei lettori. Sono loro che consentono al nome “Dolomiti”, con cui viene indicato l’intero gruppo montuoso dalla Val Pusteria alla Val d’Isarco fino a Trento e attraverso la Valsugana, di avere successo. La polemica relativa all’attribuzione del nome ”Dolomiti” si riaccendeva periodicamente con estrema violenza. Molti scienziati non riuscivano ad accettare la nuova definizione, e fra questi il più accanito fu il geologo viennese Rudolf Hoernes. Nel 1875 con un articolo egli si esprime con estrema durezza contro la progressiva diffusione della definizione Dolomiti per l’intero gruppo. “Lo sbaglio più grave è stato quello di elevare il nome Dolomiti ad un concetto geografico e di parlare di Dolomiti del Sud Tirolo … Ancor meno può essere consentito definire un’intera montagna con un nome che risulta adeguato solo per alcune delle stratificazioni in essa presenti”. Si tratta di un’ultima impennata contro la sempre più diffusa denominazione di queste montagne, ma essa non sortisce alcun risultato e il nome si afferma del tutto. Anche se tardi rispetto a molti altri gruppi montuosi, finalmente l’area ha un suo nome. Le ricerche si fanno ancora più intense e risvegliano, grazie alla particolarità geologica della zona, un interesse di portata mondiale.

Tratto dal libro:
Michael Wachtler
Dolomiti – Tesori di cristallo



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